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giovedì 12 novembre 2020

I Ricciarelli di Siena

Se siete stati almeno una volta a Siena, i Ricciarelli li avete assaggiati di sicuro. E molto probabilmente lo avete fatto anche se a Siena ancora non avete messo piede. Si tratta infatti di un dolcetto tipico di questa città e in particolare del periodo natalizio, ma, come tante preparazioni specifiche di un dato momento dell'anno, quando il successo le investe, si trovano a disposizione tutto l'anno. 

Questa ricetta l'ho copiata pari pari da Patrizia, del blog Andante con Gusto, senese doc e pazientissima donna a cui ho fatto mille domande perché i ricciarelli venissero "a modo". A sua volta Patrizia ha ricevuto la ricetta in regalo da uno chef eccezionale Filippo Saporito, anima del ristorante stellato La Leggenda dei Frati. Non so se rendo. 

Con questa ricetta, e con altre che potete trovare sul mio profilo instagram, ho partecipato a #cucinalaregione, un'iniziativa molto interessante e divertente ideata da Beatrice e Marco, del blog Il Babbuino Ghiotto: Tutte le settimane sono dedicate alla cucina di una specifica regione italiana (o meno, di recente infatti il tema è stato il Giappone), e scelto un portavoce (o più d'uno) per tutta la settimana questa persona pubblicherà proposte culinarie di quella regione. Il giovedì successivo chiunque vorrà parteciapare alla settimana di #cucinalaregione, posterà la sua ricetta, taggando il portavoce e l'hashtag. 

Questa settimana la protagonista è stata proprio la Toscana e i portavoce io e i ragazzi del Babbuino Ghiotto. Giovedì, oggi, usciamo con l'ultima ricetta, e sono curiosa di vedere tutte le vostre ricette su Instagram. 

Beatrice ha scritto un lunghissimo articolo dedicato alla settimana, che raccoglie alcune delle ricette postate da me e da loro in questi giorni, ma anche curiosità e cenni storici per ogni piatto. Trovate l'articolo qui.

Ed ecco la videoricetta dei Ricciarelli di Siena, e di seguito il procedimeto scritto passo passo.




Ingredienti per circa 15 ricciarelli (raddoppiate le dosi per maggiori quantitativi)

250 g farina di mardorle (da ottime mandorle)
250 g zucchero finissimo (tipo Zefiro)
50 g albume a temperatura ambiente
la buccia di 1/2 limone (bio e con la scorza edibile) grattugiata
la buccia di 1/2 arancia (bio e con la scorza edibile) grattugiata  
i semi di 1 bacca di vaniglia
150 g di zucchero a velo
 

Procedimento
  1. Come prima cosa trito le mandorle col frullatore. Deve risultare una farina, ma non troppo fine.
  2. Su una spianatoia verso la farina e lo zucchero, faccio al centro della fontana un buchetto e metto l'albume, la scorza degli agrumi, la vaniglia e un pizzichino di sale. 
  3. Comincio a lavorare in tutto fino a ottenere un impasto compatto e appiccicoso (niente paura, è proprio così che deve essere). 
  4. Ripongo l'impasto in frigo per almeno un giorno, ma un paio sarebbe perfetto, per dare tempo agli aromi degli agrumi di sprigionarsi al meglio e profumare tutto l'ipasto a meraviglia. 
  5. Finito il riposo formo con un po' di impasto dei salsiccioti di circa 4 cm di spessore, aiutandomi sulla spianotia spolverizzata di zucchero a velo. Poi li appiattisco leggermente col palmo della mano e con un coltello formo delle losanghe, arrontondando leggermente gli angoli con le mani. I biscotti non dovranno essere più lunghi di 6 cm. 
  6. Infine rotolo letteralmente i ricciarelli nello zucchero a velo, fino a coprirli con uno strato di 2-3 mm di zucchero. 
  7. E ora la cottura. Qui bisogna stare molto attenti. Inforno nella parte bassa del forno a 180°C per circa 8 minuti, o fino a che non si saranno formate delle crepe sulla superficie o a lato dei ricciarelli. Attenzione a non farli dorare, i ricciarelli devono rimanere chiari. 
  8. Sforno, lascio freddare e conservo in scatole per chiuse per evitare che i dolcetti si secchino. 

Vi rimando al post di Patrizia per i suoi preziosissimi consigli per non sbagliare una mossa: 

I ricciarelli di Andante con Gusto 


martedì 2 luglio 2013

Il gusto dell'arte (l'arte del gusto): cenare nei musei, alla tavola di chef toscani

Quanti amano bere vini o spumanti in bicchieri di cristallo, e quanti restano incantati davanti agli artigiani che, soffiando nel vetro incandescente, creano forme eleganti ed elaborate, fragili e preziose per antonomasia?
E quanti di voi sanno che in Toscana, nella cittadina di Colle Val d'Elsa ci sono molti artigiani specializzati proprio nella creazione di bellissimi e pregiati cristalli? E che tutto ciò ha inizio nel Medioevo? Io lo sapevo, ma non avevo mai visto all'azione i mastri vetrai nè avevo visitato il Museo del Cristallo, nel centro del paese. 


L'occasione l'ho avuta grazie a Vetrina Toscana e Confesercenti Toscana che per tutto il mese di giugno hanno organizzato eventi legati all'arte e all'alta cucina, ospitando chef locali nei musei di varie città toscane creando così una relazione tra cultura artistica e cultura del cibo. Visite guidate ai musei quindi, e poi cene, intavolate nello stesso spazio museale, menu che nascono partendo dai frutti di produttori locali, vini e materie prime, tutti raccolti da bravi chef che hanno creato piatti ad hoc per l'occasione. 
Foto di Fabio Dipietro

Gli chef toscani che hanno cucinato per noi in mezzo ai cristalli di Colle Val d'Elsa sono stati Debora Ovas del ristorante Vento Mediceo (Colle Val d'Elsa), Nicoletta Marighella del Mestolo (Siena), Pierino Fagnani detto Bagoga della Grotta di Santa Caterina (Siena), Luisa Battistini della Taverna di Pian delle Mura (Vivo d'Orcia e Nicola Bochicchio della BIOsteria Sbarbacipolla (Colle Val d'Elsa).

Cominciamo dall'antipasto.
Foto di Fabio Dipietro
Classici salumi e crostini (ottimo quello con cavolo nero), carciofini sottolio, abbinati ai pecorini locali con miele al tartufo e gelée di Vinsanto; ho adorato la mousse di ceci, delicata e decisa allo stesso tempo. 

Il primo piatto 
Foto di Fabio Dipietro
Ravioli di ricotta di pecora e calamari in zimino con briciole all'acciughe nostrane su crema di patate.  
Innanzitutto scopro cosa significa "in zimino": qui in Toscana si tratta di un mix di verdure a foglia (come spinaci o bietole) con cui accompagnare il pesce. Il piatto in sè è superbo: la cremosità della crema di patate avvolge il tortello dal sapore delicato, ma allo stesso tempo la sensazione vellutata viene spezzata dalla croccantezza delle briciole di pane all'acciuga. 
Niente bis purtroppo. 

Ancora un primo: la zuppa di fagiano e lenticchie con olio extravergine di Bagoga. 
Facile: io adoro le zuppe. Non così facile in realtà, perchè il fagiano nella minestra io non l'avevo mai visto. Infatti è Bagoga stesso che ci spiega che questa ricetta viene da molto lontano, da una Siena medievale, quando i Signori mangiavano del fagiano solo le parti più nobili e carnose. Con gli avanzi le cuoche preparavano questa zuppa deliziosa. Anche in questo caso avrei fatto volentieri il bis: lenticchie a cottura perfetta, cotte ma non sfaldate, belle rotonde e sode in bocca. Il fagiano a sfilacci non è invadente nè troppo "selvatico", è ben integrato nel sugo della minestra, dorato di olio extravergine.
Ancora Bagoga, ancora!!!

Il secondo
Foto di Fabio Dipietro

Cosciotto di maiale di cinta senese alle mele con fagioli bastardoni dell'Antea della Taverna di Pian delle Mura. La carne è talmente tenera che si sfalda in bocca con grande piacere (mio), le mele inzuppate di sughino sono un tutt'uno con il sapore dell'arrosto tipico del senese. E i fagioli? Mai visti fagioli così grandi, che niente hanno a che vedere con quelli spagnoli: sono tipicissimi delle montagne amiatine e sono perfetti, saporiti, compatti e deliziosi. 

Il dolce
Necci di castegna con ricotta e cioccolato e Ficotto di Sbarbacipolla
Di Sbarbacipolla ho già parlato qui. Ma devo riparlare di questi necci: materie prime tutte tracciabili e tutte 100% toscane, una lode al cioccolato fondente di Paul de Bondt di Pisa, e doppia lode a Nicola che rende ogni ingrediente di questo dolce perfettamente riconoscibile al gusto: a ogni assaggio ogni sapore salta fuori chiaro e nitido per poi fondersi armoniosamente in bocca.

Come sempre queste cene sono un'occasione da non mancare perchè danno modo di conoscere, in una sola serata,  chef e luoghi, in questo caso artistici, davvero imperdibili.

lunedì 20 maggio 2013

Girogustando 2013: la Toscana incontra l'Alto Adige


Girogustando 2013: parliamone. L’anno scorso ho avuto occasione di partecipare a una serata organizzata da Girogustando e ve ne ho parlato nel post dedicato a Sbarbacipolla e La Madia.
Riassumo in breve di cosa di tratta: chef e cuochi toscani, della provincia di Siena, ospitano nelle proprio cucine colleghi di tutta Italia, creando un menu a quattro mani. Partecipare a queste cene significa poter conoscere, durante una sola cena, la cucina di due diversi ristoranti e di due diverse regioni. Due piccioni con una fava, l’importante però è mangiare poco a pranzo (o partire con la dieta addirittura dalla cena del giorno prima) perché gli chef sono generosi, e non danno assaggi delle loro preparazioni, ma porzioni belle consistenti e abbondanti. Il tutto moltiplicato per due!
Rimarco spesso in post e video le mie origini bolzanine e l’elezione di Siena a città adottiva, come avrei potuto quindi mancare a un incontro di chef senesi e altoatesini? Sì perché la cena di cui vi parlo, ha visto avvicendarsi alla cucina della senesissima Taverna della Berardenga la cucina della Val badia del Rifugio Col Alt.
Passiamo al sodo, vi racconto di cosa ho potuto deliziarmi durante la serata. 
Cominciamo con un aperitivo a base di bollicine italiane, speck dell'Alto Adige, prosciutto toscano rigorosamente tagliato a mano e verdurine fritte. Cominciamo bene.

Passiamo all'antipasto vero e proprio: crostini di polenta fritta con fegatini della Taverna, una rivisitazione del classico crostino nero senese, e da Col Alt invece Roast beef di capriolo con budino di formaggio Dobbiaco. 


l'antipasto

I primi: Canederlo al formaggio grigio con insalatina di cappuccio (Rifugio Col Alt) e Pappardelle fatte in casa al cinghiale  (Taverna della Berardenga) con in abbinamento il Chianti Classico Berardenga 2010 di Fèlsina
Due classici della cucina toscana e altoatesina. Il canederlo era perfetto, e da grande amante dei formaggi ho adorato il Graukaese (formaggio grigio), un tipo di formaggio delle montagne ottenuto dal latte avanzato dalla lavorazione del burro e ottenuto senza l'uso di caglio. E' un formaggio magro, antico, che nasce nelle malghe, a lungo dimenticato ma che ora viene finalmente rivalutato, ottiene la dop e la certificazione di "presidio" slow food.
Pappardelle al cinghiale:  la pasta alla Taverna è fatta a mano, dalle pappardelle ai pici, il ragu di cinghiale è cucinato con maestria da Adriana e Francesca e si aggrappa prefettamente alla porosità della pasta fresca.
i primi
 A questo punto non posso proprio dire che fossi ancora affamata, ma davanti ai piatti successivi non ho potuto tirarmi indietro.
Il Rifugio Col alt prosegue con i classici di montagna proponendo un ossobuco di cervo con orzotto antico delle valli Bellunesi allo zafferano. Adoro l'orzo e l'orzotto, che in questo caso perfettamente si sposa con il sugo ricco della carne di cervo. 
La Taverna risponde con un tagliere di formaggi locali (miei adorati), pecorini prodotti a pochi chilometri di distanza e abbinati a marmellate fatte in casa da Francesca (la mia preferita quella alle cipolle) e miele. 

i secondi
 Finalmente i dolci. Niente mi può fermare davanti ai dolci, nemmeno una cena così ricca, ecco quindi, in un piatto, Toscana e Alto Adige: cantucci e Vin Santo di Fèlsina, Focaccia alle mandorle con crema, Linzer Torte e Strudel. 
In tutto il menu i piatti tipici di Toscana e Alto Adige dialogano tra loro, formaggi, selvaggina, pasta fatta in casa si ritrovano in entrambe le regioni, e anche nei dolci non mancano gli elementi comuni: mandorle in cantucci, linzer e focaccia, frutta secca anche nello strudel, tipicità, tradizione e grandi abilità.
Della Taverna della Berardenga credo proprio avrò occasione di riparlarne più apporfonditamente, e spero di poter raggiungere il Rifugio Col Alt, sci ai piedi, il prossimo inverno, felice di aver avuto qui a Siena un'anteprima della loro cucina.

i dolci