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martedì 19 novembre 2013

Girogustando 2013, l'ultima tappa: da James Bond a Roma in Piazza del Campo

Si è chiusa giovedì 14 novembre l'edizione 2013 di Girogustando. Con il solito grande piacere ho parteciparto alla serata, in un contesto che, 13 anni fa, mi ha fatto innamorare di Siena al primo sguardo. Piazza del Campo.


 
La serata si è svolta infatti al Ristorante Fonte Gaia, locale storico del centro senese, che si trova all'ombra della Torre del Mangia. Ospite della serata il Cafè Romano , spazio metropolitan-chic all’interno del lussuoso Hotel d’Inghilterra, a Roma.

Menu a 4 mani ricchissimo e raffinato, grazie alla maestria degli chef Khimiri Aedelsfar, chef del Fonte Gaia, e Antonio Vitale del Cafè Romano. Ecco il menu:

- Tortino di carciofi con fonduta di astelmagno dop e timo
- antipasto di “fiori di zucca ripieni di baccalà con germogli di soia e basilico
- ravioli ripieni di burrata con salsa amatriciana funghi porcini
- tonno alla piastra con tortino di broccoli al peperoncino
- Paccheri con guanciale di cinta Senese Taleggio e mentuccia
- Vitellina da latte su fonduta di castagne e purè di cavolfiori
- Tiramisù con crema al caffè 
 



 
 I vini di Frescobaldi hanno accompagnato i piatti dall'antipasto ai secondi, in armonia ed eleganza.
Leitmotiv della serata James Bond, grazie ai racconti di Francesca Carapelli Scout.it, che ha vissuto in prima persona, nel 2008, le riprese dell'episodio Qauntum of Solace, in parte girato proprio sui setti del centro storico di Siena. Si è parlato di cinema anche grazie a Guglielmo Turbanti dello Sportello Cinema del Comune di Siena che ha rivelato anticipazioni sul film che si sta girando proprio in questi giorni in città.

Non manca l'importante momento artistico in ogni serata Girogustando, in questo caso grazie ai Girologi di Alessandro Grazi.
Il calendario del prossimo anno è già in cantiere, bello ed emozionante come tutti i precedenti. 
 
Foto di Fabio Dipietro

venerdì 31 agosto 2012

L'orto de' Pecci: un'oasi di cultura e socialità nel cuore di Siena

Vi voglio raccontare di una bella serata estiva passata in mezzo al verde, in centro a Siena, trascorsa in mezzo a opere d'arte, ascoltando poesia stilnovistica, mangiando cibi appena colti dall'orto e respirando aria fresca e sana.
Vi racconto dell'Orto de' Pecci.


Nel cuore di Siena, in una valle dominata dagli antichi palazzi della città, si trova l'Orto de' Pecci. Della sua presenza ci sono tracce già a partire dal Medioevo e da allora è sempre stato in fervente attività.
Questa bellissima zona di prati e orti si raggiunge dal centro, dista infatti solo 200 metri da Piazza del Campo, ma del brusio dei turisti qui non arriva traccia. 

Quando si arriva al parco, dopo aver percorso un bel viale sterrato in mezzo ad alberi da frutto e vigne,  ci si trova immersi nel verde, in mezzo alla campagna. 



Leggo sul sito che dal 1983 l'Orto de' Pecci è gestito dalla cooperativa sociale "La Proposta" che ne ha fatto il cuore di tutte le proprie attività produttive e sociali, proponendolo come un parco privato a forte vocazione pubblica. Musica, eventi, passeggiate naturalistiche o semplici pic-nic trovano nell'orto la loro naturale cornice. 
Qui vengono organizzati campi solari e percorsi didattici per i bambini, che vanno dall'avvicinamento alle piante, alla loro storia e utilizzo (grazie all'orto medievale), al contatto con gli animali (il più simpatico è sicuramente l'asinello Pippo). Qui si possono passare pomeriggi e belle giornate, il bar ristorante offre pic nic a soli 2 euro, e pranzi, feste e cene di ogni tipo si possono organizzare semplicemente parlando con i responsabili.

L'associazione La Proposta si occupa non solo di bambini, ma anche di inserimenti socio-terapeutici e inserimenti socio- lavorativi, offrendo assistenza a persone disagiate e con problemi sociali e il lavoro negli orti, ma anche in molti altri ambiti, è una delle attività offerte a chi ne ha bisogno. 
Una gentile ragazza dell'orto mi racconta che "circa la metà dei nostri dipendenti proviene da situazioni di svantaggio e, a seconda delle proprie attitudini ed esperienze, è inserito in tutti gli ambiti lavorativi di nostra competenza. Oltre ai dipendenti ci sono anche vari inserimenti socio terapeutici, anch'essi inseriti secondo le proprie attitudini."



Ma veniamo all'aspetto più culturale dell'Orto. Qui vengono infatti organizzate mostre d'arte, performance artistiche, concerti e serate a tema, il tutto accompagnato da deliziosi manicaretti preparati naturalmente con quello che viene coltivato sul posto.


Io sono molto contenta di aver visitato e scoperto l'Orto de' Pecci, di aver goduto della bellezza della sua natura, di aver accarezzato Pippo e le caprette, di essere tornata al tempo dei miei studi letterari ascoltando poesie stilnovistiche (e proprie) grazie a Francesco Burroni, di aver ammirato le coloratissime opere di Fabio Mazzieri, di Josè Entique Alvarez e Laura Bandinelli, e chiaramente di aver assaggiato i semplici e ottimi piatti preparati al ristorante. Il tutto godendo di un frescolino paradisiaco in un'estate (per me) insopportabilmente calda.





Tutte le informazioni sul sito e su facebook.


giovedì 5 luglio 2012

Enoteca Ristorante Tre Cristi

Inauguro con questo post una nuova sezione del blog!
Era tanto che ci pensavo... almeno tutte le volte che ho avuto l'occasione di mangiare in un posticino particolarmente carino e particolarmente gustoso. 
Ecco quindi che in queste pagine vi racconterò dei ristoranti, ristorantini, osterie, enoteche, sagre, bettole e quant'altro che per un motivo o per un altro mi hanno felicemente colpita. Ne faccio quindi una piccola guida ai miei "posti golosi".


Comincio con un ristorante che conosco da anni e anni, che mi ha sempre affascinata ma che ancora non avevo avuto modo di visitare. Siamo a Siena, nel centro storico, nei pressi della Chiesa di Provenzano.
L'enoteca ristorante Tre Cristi è una delle più antiche di Siena. L'insegna porta la data del 1830. 


Gli arredi delle sale sono anni '20, ben armonizzati con le pitture alle pareti, una riproduzione del famosissimo Guidoriccio da Fogliano e l'immagine di un poeta persiano che invita, con la sua penna e i suoi versi, a brindare. Gli ambienti sono curati, confortevoli, e veramente belli.

 


Passiamo però al sodo: cosa e come si mangia ai Tre Cristi. 

Innanzitutto sottolineo vivamente uno degli elementi più importanti della cucina di questo ristorante: il menu cambia di giorno in giorno, in base alle materie prime freschissime che si trovano al mercato, prodotti a km zero, per questo a tavola non si trova mai la stessa cosa. I Tre Cristi è un ristorante soprattutto di verdure e di pesce, la cucina è classica, mediterranea, estremamente attenta alle materie prime e votata alla semplicità
Proprio grazie a questo variare continuo degli alimenti presenti in cucina, chi frequenta spesso il ristorante non chiede di vedere il menu: ai Tre Cristi non si trovano mai gli stessi piatti, e all'ospite viene levato l'obbligo della comanda. I piatti vengono di volta in volta raccontati e suggeriti da Emanuele, insieme agli abbinamenti di ottimi vini
Naturalmente le proposte non sono solo di pesce. Si rimane nella tradizione (soprattutto toscana e senese) anche con gli altri piatti (uno su tutti la classica bistecca).

Non mi resta che raccontare, soprattutto attraverso le immagini, i piatti che hanno sfilato sotto il mio naso durante la cena. Sottolineo che ho partecipato a una cena a tema (La bell'epoque), che il ristorante organizza ciclicamente, e che quindi i piatti proposti si discostavano leggermente dalla classica cucina di pesce tipica del locale. Per esempio i sapori erano di ispirazione provenzale nel secondo, anche se legati in ogni caso alla Toscana grazie all'uso per esempio dello zafferano di Siena, e il primo di derivazione veneta.

L'equilibrio sempre perfetto, gli accostamenti sempre armoniosi, le cotture precise, le consistenze bilanciate. Gli abbinamenti con bollicine e vini bianchi francesi incantevoli. 
 Spero di farvi venire l'acquolina in bocca con quel che segue. 

Panzanella di mare

Cruditè di mare: tartare, carpacci e crostacei
Zuppa di patate e porri con bavette, cozze e zucchine in fiore


Filetto di Branzino arrostito in tegame con carciofi, vongole e zafferano
Emanuele Orsini e Alessandro Baccheschi, che ci hanno fatto compagnia tutta la sera, raccontandoci aneddoti, caratteristiche e storie legati al locale (e che ci hanno anche fatto visitare anche la cantina, una grotta scavata nel tufo) parlano dei Tre Cristi come di una "teca del gusto", e ci dicono che la loro missione è offrire "momenti perfetti"


Io ho passato una serata molto bella, ho apprezzato ogni piatto e ogni proposta, l'accoglienza delle sale, la bellezza degli ambienti, la cordialità e professionalità di chi ci ha ospitate e sono pronta a rifare tutto daccapo il prima possibile.
Pagina facebook: https://www.facebook.com/trecristi
Sito internet: www.trecristi.com



venerdì 9 marzo 2012

Le frittelle di riso di San Giuseppe: una ricetta di Siena

A Siena, in piazza del Campo, ogni anno in questo periodo e fino alla festa di san Giuseppe, è presente un chiosco che frigge ininterrottamente frittelle di riso. Io le adoro: bollenti, croccanti fuori e cremose dentro, zuccherate e intensamente profumate d'arancia. Una merviglia.
Io mi fermo qui, perchè l'introduzione a questa ricetta non la farò io. Questa ricetta infatti è giunta in "eredità" a Paola dalla sua mamma Lorena. Ho molto sentito parlare di lei ma purtroppo non l'ho potuta conoscere
Ho pensato che la cosa migliore fosse lasciare dire a Paola due parole sulla storia di questo foglietto...




Lorena, la mamma di Paola
 "Quando ho trovato questo foglietto scritto a macchina sfogliando un vecchio ricettario
della mamma che purtroppo ci ha lasciato alcuni anni fa, ho provato molta commozione
ripensando agli anni della mia adolescenza quando, in occasione della festa di San
Giuseppe, il 19 di marzo, in Piazza del Campo venivano allestiti dei chioschi dai
famosi “frittellai”, gelosissimi della loro ricetta delle frittelle di riso. In casa era
praticamente impossibile preparare frittelle altrettanto buone. Ma mi ricordo che un giorno
un nostro parente arrivò da noi con un foglietto un po’ stropicciato dicendo di essere
fortunosamente riuscito a carpire i segreti della preparazione delle frittelle a un frittelaio di
piazza suo conoscente. Non vi dico l’entusiasmo della mamma che, appassionata di dolci,
cominciò a rimettere insieme quelle note disordinate; io fui subito incaricata di scriverle a
macchina ‘in bella copia’. Così cominciò subito la preparazione del riso e due giorni dopo,
il tempo necessario per far riposare l’impasto in frigorifero, mi ritrovai al fianco della
mamma, questa volta addetta a zuccherare quelle ‘gustose ‘palline’ dorate. L’entusiasmo
era alle stelle: le frittelle erano eccellenti e da allora ogni anno si ripeteva lo stesso rito: la
mamma davanti a una padella di olio bollente attenta a immergervi piccole cucchiaiate di
riso e io impegnata a dare l’ultimo tocco spolverando le frittelle di zucchero, senza riuscire
a non cedere alla tentazione di assaggiarne qualcuna con il rischio di ustionarmi la bocca,
ma credetemi, ne valeva la pena..."

Io posso dirvi che le frittelle sono davvero come quelle di piazza... e vi raccomando di friggere l'impasto quando questo sia diventato più simile a una crema che a del risotto. Provate!

Ingredienti:

300 g di riso carnaroli o arborio
1 litro e un bicchiere d'acqua
la scorza grattugiata di un arancio (grande)
1 pizzico di sale
abbondante olio per friggere
zucchero semolato e zucchero vanigliato


Procedimento (copio fedelmente dal foglietto)

  1. Metti a freddo in un litro e un bicchiere d'acqua, 3 etti di riso, la scorza d'arancio grattugiata e un pizzico di sale.
  2. Fai cuocere a fuoco lentissimo fino a che l'acqua non è completamente assorbita dal riso che nel frattempo si deve sfare.
  3.  Lascia a riposo in frigo almeno un giorno (massimo 2 giorni). 
  4. Aggiungi poi la farina e lavora a lungo il composto con un cucchiaio di legno. 
  5. Quando l'amalgama è omogenea, friggi le frittelle in un tegame dove l'olio sia abbondante (tegame preferibilmente alto e stretto) usando un cucchiaino che via via intingeremo nell'olio per non far attaccare il composto (ogni 3 o 4 cucchiaiate del composto). L'amalgama per essere usato deve essere spianato su di una copertoia (coperchio) lasciandolo con un'altezza di circa 3 centimetri. 
  6. Fai cuocere l'olio inizialmente a fuoco molto intenso poi, una volta immessa una quantità per una quindicina di frittelle, abbassa e continuare fino a che le frittelle non si sono gonfiate e dorate, usando l'accorgimento di rigirarle spesso.
    Metti a scolare su di un foglio di carta e zuccherale abbondantemente (metà zucchero e metà vaniglia).