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domenica 21 febbraio 2016

SACHER TORTE: la ricetta austriaca

Un altro compleanno, un'altra torta a cui pensare. 
Questa volta sono andata sul classico dei classici, la Sacher Torte. On Line si trovano milioni di ricette e varianti, io dopo averne studiate varie, ho deciso che questa  mi sembrava molto valida. L'ho presa, e un po' riadattata dal sitoichkoche.at, sito austriaco naturalmete, e ne ho ho fatto dei quadrotti, i cosidetti Sacher Wuerfel. La ricetta naturalmente si adatta perfettamente anche alla versione "normale".  

Ecco la videoricetta e di seguito la ricetta passo passo
Video -> https://www.youtube.com/watch?v=RS3ifxSViPA 



Per una tortiera da 24 cm di diamerto oppure per circa 30 quadrotti di Sacher

6 uova
130 g burro morbido
110 g zucchero a velo
150 g cioccolato fondente
1 cucchiaio abbondante di cacao in polvere
1/2 bacca di vaniglia
110 g zucchero a velo
130 g farina 00
Marmellata di albicocche 
250 ml di panna liquida
250 g di cioccolato fondente a pezzetti
decorazioni varie e a piacere panna montata 

Procedimento
1. Fate scioglere a bagno maria la cioccolata (150 g).
2. Separate gli albumi dai tuorli. In una ciotola capiente montate il burro con lo zucchero a velo (110 g) poi unite un pizzico di sale e uno alla volta i tuorli continuando a montare. Unite anche la cioccolata fusa, facendo attenzione che non sia calda.
3. Lavate le fruste e montate a neve ferma gli albumi aggiungendo via via lo zucchero a velo rimasto (110 g)
4.Unite i bianchi alla montata di tuorli e burro, amalgamando molto delicatamente dal basso in alto per non smontare i composti.
5. Setacciate farina e cacao all'interno del composto, aggiungete anche la vaniglia e lavorare il tutto son delicatezza fino a ottenre un composto omogeneo.
6. Imburrate e infarinate una teglia e versatevi dentro il composto, cuocete in forno caldo a 180°C per circa un'ora o finché uno stuzzicandenti inserito nel centro del dolce non esca pulito e asciutto. Fate freddare la torta e riporla in frigo, coperta di pellicola trasparente. Farcirtela il giorno seguente.
7. A questo punto se realizzate la torta normale, tagliatela in due, altrimenti, aiutandovi con dei coppapasta quadrati o con un righello come ho fatto io, realizzate i cubotti, che dovrete tagliare in due.
8. In un pentolino scaldate la panna fino a farla sobbollire, dopodiché versatela ben calda sulla cioccolata a pezzetti. Lasciate riposare qualche minuto e mescolate bene per realizzare la ganache che utilizzerete come copertura della torta. 
9. Scaldate la marmellata in una casseruola fino a farla diventare liquida, e passatela al setaccio, per ottonere una consistenza liscia e senza pezzetti di frutta. Con la marmellata farcite la base della torta (o dei cubotti), rimettete la/le parte/i superiore sopra la base/i e spennelate anche l'esterno con la marmellata. A questo punto consiglio di tenere in frigo la torta per un'oretta prima di glassarla. Io ho saltato questo passaggio ed è riuscita comunque, ma un'accortezza in più non può che giovare.
10. Ponete la torta su una gratella con sotto una teglia molto capiente. Versate la cioccolata bella liquida sulla torta, ricoprendola molto bene, recuperate la cioccolata dalla teglia e rifate questo passaggio una o due volte, in base a quanta cioccolata vi avanza. Ricordate di tenerne una piccola porziona da parte per decorare la torta con la tipica scritta Sacher (che io ho sostituito con una bella  E di Elena).
Mettete la cioccolata avanzata in una sac a poche o in un sacchettino per il freezer, tagliate un piccolissimo pezzettino di punta e scrivete Sacher sulla torta. 
Lasciate in frigo una notte intera (almeno) prima di servire con abbondante panna montata.


venerdì 30 luglio 2010

Meno Male Sono Golosa


Ingredienti

2 attente narici
1 cervello ben stimolato
cuore qb



C’è una grande dose di vanità nel cucinare. La soddisfazione che mi dà vedere sui visi delle persone le espressioni di piacere nell’assaggiare quello che io offro loro è pari forse solo a un 30 e lode.
Ci vuole fantasia, voglia di sperimentare, di inventare ma anche di imparare. 
Io sono certo alle prime armi in cucina ma credo di avere un buon intuito e tanta curiosità. E passione naturalmente, che coltivo ormai da decenni: la nonna veniva a prendermi all’asilo nel primo pomeriggio; andavamo a funghi, mirtilli, a “rubare” l’uva “fragola”, a cercare le castagne, a cogliere bruscandoli e radicchi selvatici. Poi a casa mi insegnava a impastare, a tirare la pasta all’uovo e mi lasciava giocare con le verdure e le spezie. Io mischiavo acqua e aromi, ciuffetti di sedano e prezzemolo, poi quando tornava a casa il nonno gli infilavo sotto il naso il mio intruglio e lui esclamava: "Mmm che profumo!". E io gongolavo.

Ho cominciato a fare video di ricette per gioco, partecipando a un concorso su youtube. Non ho vinto, però, dato che la cosa mi ha molto divertita, ho pensato di continuare. Quando registro, se posso, coinvolgo gli amici: in fin dei conti è spesso per loro che cucino, e condividere anche quei momenti rende il tutto ancora più divertente. Il numero dei video caricati finora è veramente esiguo e la qualità non è certo alta, però voglio continuare e vedere se questa strada possa portare da qualche parte. Dove non importa. 
Nelle ricette che propongo (in video e non) cerco sempre di mettere del mio. Seguire le regole, fondamentali, ma allo stesso tempo variare per trovare nuove soluzioni e magari anche incuriosire chi guarda. Il “tubo” (come viene chiamato amichevolmente youtube) pullula di video, di ricette per così dire classiche. Allora io cerco di fare qualcosa di diverso ma al tempo stesso conosciuto. Così nessuno si spaventa ma nemmeno si annoia. Spero. Il prossimo video che ho in mente di realizzare è una ricetta austriaca: i Marillenknödel, dei canederli di patate con all’interno un’albicocca (Marille) poi passati nel burro fuso sfrigolante, zucchero cannella e pan grattato. Sì, un tipico dolce leggero ed estivo. Ho verificato che non ci siano già online tutorial su questa specialità, per lo meno non in italiano, e siccome adoro far conoscere agli amici i piatti tipici della mia regione (l’Alto Adige) mi cimenterò presto in questo dolce.

Ho nominato l’Alto Adige. La mia regione è ricca. Da tutti i punti di vista, ma ora vorrei soffermarmi sulla ricchezza enogastronomica e culturale. Siamo tedeschi e italiani. Viviamo gomito a gomito, e sarebbe incredibilmente intelligente riuscire a mischiarsi sul serio. Questo non avviene, per questioni più grandi di me delle quali qui non voglio discutere. In ogni caso essere nata a Bolzano mi ha dato la possibilità di studiare fin da piccola il tedesco, la possibilità di fare molti viaggi studio in Germania e in Austria e non per ultimo un tirocinio al Ministero degli Esteri a Vienna. Ho ammirato e imparato a conoscere i banalmente detti “usi e costumi” soprattutto austriaci. E mi piacciono. I loro (nostri) dolci sono per me i più golosi al mondo. Parola di ragazza che resta imbambolata davanti alle vetrine dei caffè viennesi per interminabili minuti. Ed è proprio all’interno di questi caffè che artisti, scrittori, musicisti, politici, gustando quelle fette di torte, e sorseggiando quelle tazze di caffè, e parlando, confrontandosi, discutendo, hanno fatto di Vienna una delle capitali di arte, letteratura, musica. Lo stomaco non c’entra, se non appena appena: mangiare è prima di tutto una questione di cervello e di cuore. E di naso! Sì perché io annuso tutto. Non si può assaggiare qualcosa se prima non ci si è fatti un’idea grazie alle narici! E lo stesso, secondo me, vale per moltissime altre cose. Sarà che ho un odorato particolarmente sviluppato, ma delle volte mi sembro un segugio in cerca di tartufi. Luoghi, persone, stanze, oggetti, se hanno un odore io lo colgo e in base alle sensazioni che questo odore mi trasmette, valuto ciò che mi circonda in “mmm buono…” o “iii cattivo!”.

Forse avrei dovuto frequentare la scuola alberghiera e tentare la strada culinaria, ma per gli studi ho scelto le altre mie passioni: letteratura, libri, scrittura. Anche se sono sempre più convinta che arti e leccornie varie si facciano l’occhiolino molto più spesso di quanto si creda.